Arcidiocesi di Firenze

La cappella del SS. Crocifisso

Verso la metà dell’XI secolo, Papa Niccolò II promosse la vita comune del clero, soprattutto nei centri pievani, assicurando alle pievi i mezzi necessari (un quarto delle decime, la metà dei lasciti testamentari e l’intero ammontare di primizie e offerte).

E, come abbiamo già visto altrove, anche nella nostra Pieve i presbiteri vivevano in comunità (ancora oggi si può riconoscere la sala del Capitolo): notizia certa è che la collegiata esisteva alla Pieve di San Pietro a Ripoli nel 1371. Ma nel Medioevo – oltre che a invitare alla vita comune da parte del clero – vi fu una forte spinta anche perché si costituissero delle “confraternite” con lo scopo di suscitare l’aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto.

A Firenze – città di riferimento dei primi secoli del nuovo millennio – le confraternite fiorirono abbondanti: esempio noto a tutti è la “Confraternita della Misericordia di Firenze” fondata nel 1244.

Piano piano le confraternite uscirono fuori dalle mura cittadine e alla nostra Pieve ne sorse una già nel 1305, la “Compagnia della S. Croce”. 

Di questa confraternita, evidentemente molto importante, ne fecero parte la Venerabile Suor Domenica del Paradiso (intorno al 1500) e, addirittura, il Granduca Cosimo III dei Medici (intorno al 1700), Francesco Gaetano Incontri vescovo di Firenze (sempre nel XVIII secolo) e diversi nobili che avevano dei possedimenti nei pressi della chiesa.

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Il crocifisso su tavola è attribuito a Pietro Nelli (un pittore di scuola giottesca, 1355?-1419) e datato intorno al 1380.

La Compagnia della Santa Croce venerava un crocifisso che dava il nome alla stessa congregazione: la festa era il 3 maggio. Era tenuto in grande considerazione dal popolo e la tradizione ci consegna vari miracoli operati da questa immagine.

Si fa ricordo, ad esempio, che nel 1763 durante una processione col Crocifisso, all’altezza di Badia a Ripoli, si staccò un pezzo di una delle gugliette del portico e che – nonostante la fitta popolazione presente – “la palla non offese nessuno dei sottostanti“: tutti attribuirono il miracolo al SS. Crocifisso.

Anche nel pellegrinaggio del 1773 a Loreto il SS. Crocifisso intervenne per far cessare la pioggia che stava per far affogare i fedeli a causa dello straripamento di fossi e torrenti.

Ancor più, ad Ancona, durante il medesimo pellegrinaggio, “due sfortunati difettosi nella persona, perché l’uno era storpio e l’altro reclinato nel dorso, si presentarono avanti l’immagine del SS. Crocifisso; e dopo essersi raccomandati fervorosamente se ne partirono sani e perfetti, come se non avessero mai avuto un mancamento, con ammirazione di tutto il popolo spettatore di sì strepitoso miracolo“. 

Nel febbraio del 1781 la popolazione della Pieve e di Bagno a Ripoli era atterrita e spaventata dal “flagello di gravi morbi, che in ogni luogo facevano numerose vittime; si pensò dai buoni popolani di esporre il SS. Crocifisso, e fare nell’ultimo giorno, una processione di penitenza, perché venissero allontanate tali calamità, reputate da essi giusti gastighi dei loro peccati e per rendersi propizia la divina misericordia in mezzo a tanta desolazione. Ed in fatti la statistica di quell’epoca dimostra che non si ebbero a deplorare tristi casi“.

Nell’anno 1861 “afflitti i popolani di Ripoli dall’estrema siccità, che impediva i prodotti delle loro campagne, ricorsero con fiducia al loro SS. Crocifisso, e scopertolo per due giorni il 10 e l’11 agosto con grande fervore di preghiera e penitenza, ottennero la sospirata pioggia. Non sarei più per terminare se tutte volessi narrare le grazie, i favori ed i prodigi ottenuti da varie famiglie per guarigioni da incurabili morbi, per liberazione da mortali pericoli e da gravi afflizioni e miserie. Io mi astengo dal qui riferirle perché ormai troppo divulgate, non essendovi casolare, ove non si ascolti il racconto di qualche prodigioso evento. Quindi è che possiamo dire francamente con San Giovanni: <E come Mosè alzò il serpente nel deserto, così conviene che il figliuolo dell’uomo sia innalzato, acciocché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna>.”. 

(dai “Ricordi storico-religiosi del Miracoloso Crocifisso”, 1907).


Nella cappella è presente un coro in legno (pare fatto dal maestro legnaiolo Matteo Sani nel 1630) e, oltre al SS. Crocifisso, ci sono alcuni quadri e altri immagini sacre. Sotto l’altare si vede l’immagine di due “confratelli” ai piedi della croce.

Sul lato “a tramontana” c’è una tavola attribuita alla scuola di Andrea del Sarto (1486-1530) o Fra Bartolomeo detto Baccio Della Porta (1473-1517) raffigurante Gesù in croce.

Lateralmente ci sono due sportelli appartenuti al tabernacolo dov’era custodito il Crocifisso, su cui sono dipinti due confratelli della confraternita della Croce, con cappa bianca.

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